By |Categories: Riscaldamento|Last Updated: 25 Giugno 2026|

A giugno si parla di pellet meno di quanto si dovrebbe. Il termometro sale, la stufa è coperta da settimane, e l’argomento “riscaldamento” sembra rimandabile a settembre. È esattamente l’errore che ogni anno fa fare la fila ai distributori a ottobre, quando il prezzo è già salito e la disponibilità delle marche migliori inizia a ballare.

In ferramenta lo sappiamo da anni: fare scorta di pellet in estate — luglio, agosto, al massimo i primi di settembre — è la mossa più intelligente per chi riscalda con stufa o caldaia a biomassa. Costa meno, si trova facilmente, si stocca in cantina o nel garage all’asciutto, e si arriva alla stagione fredda senza l’ansia del “speriamo lo trovi”. Vale la pena dedicare due minuti adesso per capire cosa cercare quando si compra, prima di trovarsi a scegliere sotto pressione.

Tra i pellet che teniamo in Ferramenta Olivetti quello su cui ci sentiamo più tranquilli a consigliare è il Bravo Pellet della La TiEsse di Cimadolmo (TV), certificato ENplus A1 — codice IT 008: produzione italiana, certificazione al massimo livello internazionale, qualità costante anno dopo anno. Ma prima di parlare nel dettaglio del prodotto, vale la pena capire bene cosa significa quella sigla “ENplus A1” che oggi si trova un po’ ovunque — e che troppo spesso viene usata come decorazione grafica più che come garanzia reale.

ENplus A1: cosa significa davvero e perché non è uno slogan

ENplus è uno schema di certificazione internazionale gestito dall’European Pellet Council e riconosciuto in oltre 50 paesi nel mondo. Non è un marchio commerciale né un’autocertificazione del produttore: è un sistema che impone parametri tecnici precisi e prevede controlli periodici lungo tutta la filiera, dalla produzione al sacco che arriva sullo scaffale.

Le classi previste sono tre:

  • ENplus A1: la qualità più alta. Pellet ottenuto da legno vergine, basso contenuto di ceneri, alto potere calorifico, durabilità meccanica elevata. È la categoria di riferimento per le stufe domestiche e per le caldaie più moderne, che vogliono un combustibile costante e pulito.
  • ENplus A2: qualità media. Parametri leggermente più permissivi, ammesso un residuo di ceneri più alto. Adatto a impianti meno esigenti o di taglia maggiore.
  • ENplus B: qualità industriale, per grandi impianti di teleriscaldamento. Non è un pellet da uso domestico.

Per il pellet certificato ENplus A1, secondo la norma ISO 17225-2 di riferimento, i valori minimi richiesti sono questi:

  • Potere calorifico: almeno 4,6 kWh/kg (i pellet di qualità arrivano oltre i 5 kWh/kg)
  • Contenuto di ceneri: massimo 0,7% sul peso secco
  • Umidità: massimo 10%
  • Durabilità meccanica: almeno 98% (il pellet non si sbriciola nel sacco né durante l’alimentazione automatica)
  • Diametro: 6 o 8 mm (il 6 mm è lo standard più diffuso per le stufe)
  • Lunghezza: tra 3,15 e 40 mm
  • Additivi: massimo 2%, e solo di origine naturale (amido vegetale per legare)

Sono parametri verificati da enti terzi con prelievi a campione sui lotti prodotti. Se uno solo di questi numeri sfora, il produttore perde la certificazione.

Come riconoscere un pellet ENplus A1 vero (e smascherare i falsi)

Qui veniamo al punto pratico, perché purtroppo il mercato è pieno di sacchi che mostrano un logo “simile” all’ENplus ma non lo sono. Sul sacco di un pellet certificato veramente ENplus devono comparire tutti e tre questi elementi:

  1. Il logo ENplus ufficiale (con la dicitura “A1” o “A2” ben visibile)
  2. La sigla del paese del produttore (IT per Italia, AT per Austria, DE per Germania, ecc.)
  3. Il codice numerico identificativo, dato dall’European Pellet Council

Sul codice c’è una regola che pochi conoscono ma è preziosa: i numeri da 001 a 299 identificano un produttore, quelli da 301 a 999 un distributore. Quindi un sacco marcato “IT 008” è prodotto in Italia da un produttore certificato direttamente — non da un distributore che imbusta pellet di provenienza non tracciabile.

Se vedi un sacco con il solo logo “ENplus” senza codice o senza sigla nazionale, lascialo dov’è. Quasi sicuramente è un falso o un’imitazione grafica.

Cosa cambia tra le essenze legnose nel pellet

Una domanda che riceviamo spesso al banco: “Conviene il pellet di abete o quello di faggio?”. La risposta vera è: dipende dal tipo di combustione che cerchi, e in molti casi una miscela equilibrata dei due è la scelta migliore.

  • Pellet di abete (conifera). Combustione più dolce e prolungata, fiamma alta, poche ceneri, profumo gradevole. È il pellet “premium” per eccellenza, apprezzato soprattutto per stufe a vista in soggiorno.
  • Pellet di faggio (latifoglia). Potere calorifico tipicamente più alto, brucia più caldo, leggermente più ceneri. Storicamente è il legno della legna da ardere domestica, e in pellet certificato A1 mantiene i parametri di basso residuo richiesti.
  • Miscele abete + faggio. Spesso rappresentano l’ottimo: combinano la durata della combustione dell’abete con la resa termica del faggio. Non è un compromesso al ribasso, è una scelta tecnica voluta dai produttori migliori.

Quello che conta davvero, in tutti i casi, è la certificazione A1: garantisce che — qualunque sia l’essenza — il pellet rispetti i parametri di qualità. Un pellet di abete senza certificazione può essere peggio di un buon misto certificato.

Il Bravo Pellet: cosa sappiamo del prodotto

Il Bravo Pellet è prodotto dalla La TiEsse Srl di Cimadolmo (TV), una delle aziende italiane storiche del settore — Veneto, zona pedemontana, dove il pellet è praticamente nato in Italia. Il marchio è certificato ENplus A1 con il codice IT 008, e quindi rispetta tutti i parametri di qualità descritti sopra.

Ecco quello che possiamo dire con certezza sul prodotto:

  • Origine: Italia, filiera tracciata
  • Materia prima: legno vergine al 100%, ottenuto da tronchi, refile, cippato e segatura, senza corteccia
  • Senza additivi né inquinanti
  • Sacchi da 15 kg, bancale da 70 sacchi (1.050 kg)
  • Diametro 6 mm
  • Potere calorifico: superiore a 5,12 kWh/kg (sopra il minimo ENplus A1)
  • Ceneri: inferiore allo 0,7% sul peso secco
  • Umidità residua: inferiore all’8%
  • Norma di riferimento: ISO 17225-2 — classe A1

Nota sulla composizione legnosa A seconda della referenza specifica in catalogo, il Bravo Pellet può essere proposto come pellet di abete o come miscela di abete e faggio. Verifica sempre la dicitura riportata sul retro del sacco, dove la composizione esatta è obbligatoria per legge: è il modo più sicuro per sapere esattamente cosa stai bruciando.

In pratica, è un pellet che fa quello che dichiara — punto fondamentale in un mercato dove troppi sacchi promettono molto e mantengono poco.

Errori da non fare quando si acquista (e si conserva) il pellet

Su questi consigliamo sempre prima dell’acquisto, perché un buon pellet conservato male perde rapidamente qualità.

  • Mai stoccare il pellet a contatto con il pavimento umido. Il sacco è una protezione, non un’armatura: se la cantina ha pavimenti freddi, metti i sacchi su un bancale di legno o su una pedana. L’umidità di risalita è il nemico numero uno.
  • Non lasciare il pellet all’aperto sotto teli di plastica. I teli condensano, gocciolano sui sacchi e fanno gonfiare il pellet all’interno. Se devi tenerlo in giardino o sotto un porticato, valuta un mini-box dedicato.
  • Verifica sempre l’integrità del sacco prima di comprare un bancale. Sacchi forati, anche solo per piccoli buchi, hanno spesso preso umidità durante il trasporto. Si vede subito: il sacco è “spugnoso” al tatto invece che solido.
  • Diffida del pellet “in offerta a metà prezzo”. Nel settore pellet le offerte aggressive nascondono spesso lotti deteriorati, non certificati, o pellet di classi inferiori venduti come A1. Il prezzo varia in base alla stagione, ma differenze enormi rispetto alla media di mercato sono un segnale d’allarme.
  • Non mischiare lotti diversi nel serbatoio della stufa. Pellet di marche o produzioni diverse hanno densità leggermente differenti, e questo può alterare la combustione e la regolazione automatica della stufa. Meglio finire un lotto e poi caricare il successivo.

Perché conviene comprare adesso

Tornando al punto iniziale: il pellet d’estate è una delle poche occasioni “stagionali” che il mercato della casa offre ancora con regolarità.

  • I prezzi all’ingrosso sono più bassi rispetto all’autunno-inverno. La domanda si concentra da settembre in poi e i listini si adeguano.
  • La disponibilità delle marche certificate è massima in estate. A ottobre, quando arriva il primo freddo serio, i marchi A1 italiani come Bravo iniziano a esaurirsi e si rischia di ripiegare su prodotti meno noti.
  • Lo stoccaggio in estate è semplice. Garage e cantine sono asciutti, l’umidità ambientale è bassa, il pellet conserva tutte le sue caratteristiche fino al primo utilizzo.
  • Eviti la coda al distributore nei weekend di novembre, quando tutti scoprono insieme che la stufa va riaccesa.

Una scorta di 30-50 sacchi copre tipicamente una stagione di riscaldamento per una stufa domestica usata regolarmente (l’autonomia esatta dipende dall’isolamento della casa e dalle ore di accensione). Per chi ha una caldaia a pellet che riscalda l’intera abitazione, si parla di bancali interi — e in quel caso ti conviene parlare con noi per organizzare la consegna direttamente a casa.

Dove acquistarlo

Trovi il Bravo Pellet disponibile in Ferramenta Olivetti sia per ritiro in negozio che con consegna a domicilio per ordini a bancale. Entrambi i nostri punti vendita gestiscono ordini di pellet:

  • Fano — Via Delle Querce
  • Morciola — Piazza Europa 26

Per chiarimenti su disponibilità, prezzo del bancale e tempi di consegna, contattaci direttamente: i listini del pellet fluttuano nel corso della stagione e preferiamo darti un’informazione aggiornata invece di un numero generico.

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Domande frequenti sul pellet certificato ENplus A1

Qual è la differenza tra ENplus A1 e ENplus A2? Entrambe sono certificazioni serie e ufficiali, ma la classe A1 ha parametri più stringenti, in particolare sul contenuto di ceneri (massimo 0,7% per A1, fino a 1,2% per A2). Per le stufe domestiche moderne e le caldaie di ultima generazione si consiglia sempre l’A1: meno ceneri significa meno pulizia, meno usura della camera di combustione e una resa più costante nel tempo.

Quanto dura un sacco di pellet da 15 kg? Dipende dalla stufa e dall’utilizzo. Una stufa a pellet da 8 kW utilizzata per circa 8 ore al giorno consuma indicativamente 1,5-2 kg/ora alle potenze medio-alte, e 0,5-0,8 kg/ora ai minimi. Un sacco copre quindi una giornata media di utilizzo in regime normale. In una stagione di riscaldamento (5-6 mesi nelle Marche), un’abitazione di medie dimensioni consuma tra i 30 e i 50 sacchi.

Posso usare pellet di marche diverse nella stessa stufa? Tecnicamente sì, ma è sconsigliato cambiare frequentemente. Pellet di marche diverse hanno densità, dimensioni medie e contenuto di umidità leggermente differenti. La stufa va riregolata ogni volta per ottimizzare la combustione. Meglio scegliere un marchio affidabile e mantenere lo stesso lotto il più a lungo possibile.

Come riconoscere un pellet non certificato venduto come ENplus A1? I segnali sono diversi: il sacco non ha il codice paese + numero (es. IT 008), il logo ENplus è leggermente diverso da quello ufficiale, manca l’indicazione del lotto di produzione, oppure il prezzo è significativamente più basso della media di mercato per la classe A1. In caso di dubbio, il sito ufficiale enplus-pellets.eu permette di verificare la lista dei produttori e distributori certificati inserendo il codice del sacco.

Il pellet di abete è meglio di quello di faggio? Non c’è una risposta universale. L’abete brucia in modo più dolce e prolungato, il faggio ha tipicamente un potere calorifico più alto. Le miscele dei due offrono spesso il miglior equilibrio. Più che sull’essenza, conviene concentrarsi sulla certificazione A1 e sull’affidabilità del marchio: un buon misto certificato batte sempre un mono-essenza di provenienza incerta.

Quanto pellet serve per riscaldare una casa di 100 mq? Indicativamente, una casa ben isolata di circa 100 mq con stufa o caldaia a pellet come fonte principale di riscaldamento consuma tra i 40 e i 60 sacchi da 15 kg in una stagione completa (5-6 mesi). Per case poco isolate o con utilizzo intensivo si arriva facilmente a un bancale intero (70 sacchi, 1.050 kg) o oltre. Una valutazione precisa va fatta caso per caso considerando isolamento, esposizione e ore di accensione giornaliere.

Posso conservare il pellet da un anno all’altro? Sì, se è stato conservato correttamente. Il pellet certificato A1, mantenuto al riparo dall’umidità (sopra un bancale, in ambiente asciutto, lontano da pareti fredde), conserva le sue caratteristiche per diversi anni. È una delle ragioni per cui fare scorta in estate, anche se non utilizzeresti tutto subito, ha senso economico.

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